Che fatica!!!

Questo mio articolo nasce dall'esigenza di fissare in me ricordi degli anni in cui ero studentessa della facoltà d'architettura, periodo che va dal mese di settembre del 1990 al luglio dell'anno 2000.
In questo momento ho davanti a me il mio libretto universitario: il resoconto di quest'avventura parte dal mio primo giorno d'università.Entrando nell'edificio in questione, scoprii di avere davanti a me tre piani da esplorare, senza il supporto della guida dello studente, che uscì molti mesi dopo: che fare? Mi avviai per il piano terra a cercare l'aula designata per la mia prima lezione…tante sigle strane, ma l'aula?
Eccola!

Che rosa....

Entrai per scoprire che qualcuno aveva piazzato un bel foglio sulla lavagna di protesta contro l’intero sistema: avevano deciso di occupare l’università…a partire dal giorno dopo!
In pratica, il giorno della mia prima lezione fu spostato di tre mesi.Nel frattempo decisi di dedicarmi all'esplorazione

della città di Napoli, e mi disegnai anche una piantina delle aule della facoltà!Prima lezione, istituzioni di matematica I, comunemente chiamato analisi I: aula piccola, 500 persone e 30 posti a sedere…Lezione in piedi a scrivere appunti, col quaderno poggiato sulla schiena del colosso davanti a me. Seconda lezione: teoria e tecnica della progettazione architettonica, la ricordo bene perché il docente in questione voleva mandarmi via, dato che io avevo solo 17 anni pensava non fossi iscritta e mi chiese che ci facessi lì!
Le lezioni della facoltà d’architettura sono dal lunedì al sabato, dalle nove di mattina alle diciannove di sera, frequenza obbligatoria al 75%: questo per far capire quanto tempo si ha a disposizione per lo studio.
Io studiavo fino alle quattro di notte e mi alzavo la mattina alle sette: infatti, adesso non ne vorrei sapere di alzarmi prima delle nove, ma non si può fare proprio.
Giugno 1991: ormai ero maggiorenne, andai a sostenere il primo esame, istituzioni di matematica I, e presi 28!
Ero felice, cominciai a vedere la ricompensa di tanta fatica.
A luglio superai l’esame di disegno e rilievo, prendendo 30 e lode: mi sentii alla grande!
Mi dilungo per raccontare qualcosa dell’esame, peraltro istruttivo: consisteva nel rilievo di una piazza includente la Chiesa di S. Carlo alle Mortelle, chiesa barocca. Io avevo frequentato il liceo artistico, e non avevo problemi a disegnare, ma vorrei segnalare l’incompetenza del corso, che non spiegava neanche le proiezioni ortogonali, figuriamoci la prospettiva! Da quest’esame di disegno, e dal mio successivo, teoria e tecnica della progettazione architettonica, se n’andarono via almeno il 30% degli iscritti.Per non parlare dell’esame di tecnologia I: invece di affrontare le basi della materia, ci fecero fare disegni e relazioni su un architetto americano…il libro per studiare me lo consigliarono solamente, per poi venirmelo a chiedere tutto all’esame; lì presi un 28, che era un 30 mancato solo perché all’assistente andava così quel pomeriggio tardi.
Da qui imparai due lezioni fondamentali: cercare di sostenere l’esame col professore quando possibile, perché se a lui va storta si può sempre contare sul fatto che ti ha visto fare da tappetino al corso, e che all’università ci vuole anche sedere.
Nel frattempo scoprii una mia grande passione: la storia della città di Napoli, materia dell’esame di Storia dell’Architettura I e II…
Da qui presi la decisione di lasciare l’indirizzo progettuale e di dedicarmi a quello di storia e del restauro architettonico.Il primo anno avevo gli esami in regola: andai in segreteria a controllare la situazione e scoprii che me ne mancano due, ed io non ho un carattere docile…per niente!
Penso che il segretario si ricordi ancora le mie urla, ma questa fu solo la prima volta, nel corso degli anni successe ancora per arrivare al culmine il V anno, quando mi vennero ad annunciare che io non avevo mai pagato le tasse!
Allora come si spiega che mi avevano registrato gli esami, e che avevo preso anche la borsa di studio? Magia!
Nel 1992 arrivai all’esame di composizione architettonica I: da qui il mio primo trauma…avevo seguito il corso, fatto le esercitazioni ed avevo pronte le tavole, ma eravamo solo in 10 a voler sostenere l’esame ed il professore a luglio voleva andare in vacanza.Lui tolse l’appello, noi lo denunciammo al rettore, lui bocciò cinque di noi e mise a me 25, dicendomi
però che avrei meritato 30!
Io non potevo accettare di farlo tre mesi dopo, e me lo presi.
Seconda pagina del libretto: l’esame di cartografia tematica, avente come argomento la cartografia di Napoli, ma conoscevo già almeno tre quarti del programma, così lo studiai in due settimane, non seguii il corso e presi 30.Bel ricordo.
Esame di Fisica Tecnica ed Impianti: ricordo il corso perfettamente, perché un giorno il docente, un ingegnere serissimo, ci stava spiegando come in un certo impianto andava infilato il pistone nel cilindro!!! Risata generale nell’aula, professore imbarazzato…
L’esame andò bene, 27, ma ricordo come per fare una correzione il professore ci faceva andare alla facoltà di ingegneria, dall’altra parte della città. Segue...

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