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della
città di Napoli, e mi disegnai anche una piantina delle aule della
facoltà!Prima
lezione, istituzioni di matematica I, comunemente chiamato analisi I:
aula piccola, 500 persone e 30 posti a sedere…Lezione in piedi a scrivere
appunti, col quaderno poggiato sulla schiena del colosso davanti a me.
Seconda lezione: teoria e tecnica della progettazione architettonica,
la ricordo bene perché il docente in questione voleva mandarmi
via, dato che io avevo solo 17 anni pensava non fossi iscritta e mi chiese
che ci facessi lì!
Le lezioni della facoltà d’architettura sono dal lunedì
al sabato, dalle nove di mattina alle diciannove di sera, frequenza obbligatoria
al 75%: questo per far capire quanto tempo si ha a disposizione per lo
studio.
Io studiavo fino alle quattro di notte e mi alzavo la mattina alle sette:
infatti, adesso non ne vorrei sapere di alzarmi prima delle nove, ma non
si può fare proprio.
Giugno 1991: ormai ero maggiorenne, andai a sostenere il primo esame,
istituzioni di matematica I, e presi 28!
Ero felice, cominciai a vedere la ricompensa di tanta fatica.
A luglio superai l’esame di disegno e rilievo, prendendo 30 e lode: mi
sentii alla grande!
Mi dilungo per raccontare qualcosa dell’esame, peraltro istruttivo: consisteva
nel rilievo di una piazza includente la Chiesa di S. Carlo alle Mortelle,
chiesa barocca. Io avevo frequentato il liceo artistico, e non avevo problemi
a disegnare, ma vorrei segnalare l’incompetenza del corso, che non spiegava
neanche le proiezioni ortogonali, figuriamoci la prospettiva! Da quest’esame
di disegno, e dal mio successivo, teoria e tecnica della progettazione
architettonica, se n’andarono via almeno il 30% degli iscritti.Per non
parlare dell’esame di tecnologia I: invece di affrontare le basi della
materia, ci fecero fare disegni e relazioni su un architetto americano…il
libro per studiare me lo consigliarono solamente, per poi venirmelo
a chiedere tutto all’esame; lì presi un 28, che era un 30 mancato
solo perché all’assistente andava così quel pomeriggio tardi.
Da qui imparai due lezioni fondamentali: cercare di sostenere l’esame
col professore quando possibile, perché se a lui va storta si può
sempre contare sul fatto che ti ha visto fare da tappetino al corso, e
che all’università ci vuole anche sedere.
Nel frattempo scoprii una mia
grande passione: la storia della città di Napoli, materia dell’esame
di Storia dell’Architettura I e II…
Da qui presi la decisione di lasciare l’indirizzo progettuale e di dedicarmi
a quello di storia e del restauro architettonico.Il primo anno avevo gli
esami in regola: andai in segreteria a controllare la situazione e scoprii
che me ne mancano due, ed io non ho un carattere docile…per niente!
Penso che il segretario si ricordi ancora le mie urla, ma questa fu solo
la prima volta, nel corso degli anni successe ancora per arrivare al culmine
il V anno, quando mi vennero ad annunciare che io non avevo mai pagato
le tasse!
Allora come si spiega che mi avevano registrato gli esami, e che avevo
preso anche la borsa di studio? Magia!
Nel 1992 arrivai all’esame di composizione architettonica I: da qui il
mio primo trauma…avevo seguito il corso, fatto le esercitazioni ed avevo
pronte le tavole, ma eravamo solo in 10 a voler sostenere l’esame ed il
professore a luglio voleva andare in vacanza.Lui tolse l’appello, noi
lo denunciammo al rettore, lui bocciò cinque di noi e mise a me
25, dicendomi però
che avrei meritato 30!
Io non potevo accettare di farlo tre mesi dopo, e me lo presi.
Seconda pagina del libretto: l’esame di cartografia tematica, avente come
argomento la cartografia di Napoli, ma conoscevo già almeno tre
quarti del programma, così lo studiai in due settimane, non seguii
il corso e presi 30.Bel ricordo.
Esame di Fisica Tecnica ed Impianti: ricordo il corso perfettamente, perché
un giorno il docente, un ingegnere serissimo, ci stava spiegando come
in un certo impianto andava infilato il pistone nel cilindro!!! Risata
generale nell’aula, professore imbarazzato…
L’esame andò bene, 27, ma ricordo come per fare una correzione
il professore ci faceva andare alla facoltà di ingegneria, dall’altra
parte della città. Segue...
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